I Bancomat continuano a chiudere: se ne parla da tanto tempo, il nostro territorio è al centro di un lungo fenomeno di debancarizzazione che ha visto un’impennata durante e dopo la pandemia. Nei giorni scorsi un articolo del Corriere della Sera evidenziava come sono circa 600 l’anno gli sportelli Bancomat che chiudono.
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Lasciando i propri clienti senza contanti, o almeno costringendoli a fare molti chilometri per prelevare. Un fenomeno che ha tante ragioni e motivazioni. Su tutte il risparmio da parte delle istituzioni bancarie che così facendo eliminano ciò che per loro è finito per diventare un costo più che un’opportunità. Ma non solo.
Sempre meno Bancomat in giro: cosa succede?
Diminuiscono sempre di più i bancomat, gli ATM, nel nostro paese. E se da un lato è il segno della transizione verso un uso sempre più diffuso della moneta digitale ed elettronica, dall’altro c’è il rischio di lasciare indietro intere generazioni di persone che non vogliono fare a meno dell’uso del contante. Nel territorio italiano sono soprattutto i comuni montani e quelli isolati in campagna – ma anche in zone come alcuni comuni importanti dell’Umbria – a soffrire della debancarizzazione.
L’amministratore di PagoBancomat Spa ne ha parlato in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera e sintetizzata qui per i nostri lettori. Il Bancomat costa “Per il caricamento del cassetto, per gli investimenti sulla sicurezza, i costi assicurativi contro eventuali danni”, e quindi le banche se possono ne fanno a meno. E il costo spesso viene assorbito dalla banca che eroga il servizio di prelievo, che si trova a spendere tra i 70 e i 90 centesimi a fronte di 49 centesimi che arrivano dalla commissione interbancaria. Di conseguenza, chi può, chiude gli ATM.
Quale soluzione?
Il consumatore in media paga da 2 a 3 euro per un prelievo al di fuori del circuito della propria banca. E quindi com’è possibile che il servizio non sia vantaggioso? Lo stesso Zollo parla di un sistema che “non è trasparente per il consumatore e non incentiva lo sviluppo della rete che potrebbe fornire altri servizi oltre che il prelievo contante, cioè il pagamento delle bollette e i servizi di PagoPa. Il servizio può essere rivoluzionato immaginando un tetto di 1,5 euro per i clienti su ogni prelievo da una banca diversa da quella dove si detiene un conto corrente e la visualizzazione preliminare della commissione attraverso un’applicazione di circuito”.
La proposta è al vaglio dell’Antitrust che dovrebbe pronunciarsi entro la fine di novembre dopo una lunghissima istruttoria che ha richiesto già sei mesi di proroga dallo scorso aprile. Si potrebbe arrivare ad una liberalizzazione della circolazione del contante che vedrebbe gli utenti poter prelevare denaro, attraverso il Cashback, anche al supermercato o dal benzinaio, pagando con carta un po’ di più della spesa, così come avviene già oggi nel Regno Unito e negli Stati Uniti.
